Con Marco Paoli il vino diventa teatro popolare e poesia
“Vino Divino”, il monologo che “lascia il retrogusto persistente di un teatro che sa essere popolare senza rinunciare alla poesia”
Palazzo Cozzolongo si è trasformato in una taverna immaginaria per accogliere “Vino Divino”, il monologo comico e poetico di e con Marco Paoli, (regista, attore e scrittore) inserito nella rassegna “Sottosopra – Quando tutto trova eco”. Alle 18 il pubblico ha preso posto come a una cena-degustazione e, tra calici reali e metaforici, ha incontrato uno strano personaggio che, sbucato quasi dal nulla, ha iniziato a raccontare il suo precocissimo incontro con il “divino nettare”.
A introdurre la serata è stata la giornalista Maria Pia Iurlaro, che ha sottolineato il legame profondo tra la cultura del vino, l’identità pugliese e la forza del racconto dal vivo, aprendo un appuntamento pensato come esperienza da assaporare “a piccoli sorsi”. L’iniziativa, a ingresso gratuito, si è svolta con il patrocinio della Regione Puglia, dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia, dell’Ordine degli Avvocati di Bari e dell’Accademia di Belle Arti di Bari, ed è stata promossa dall’associazione di promozione sociale Cultura & Armonia.
In scena, una semplice sedia e il corpo di Paoli bastano a costruire un universo sospeso fra sogno e realtà, dove persino il creatore del mondo deve difendersi da pesci inferociti perché costretti a vivere in “quella brodaglia sciapa” che ancora non è stata trasformata in vino. Il monologo procede in un turbinio di situazioni comiche che coinvolgono direttamente il pubblico: tra racconti epici e note autobiografiche prende forma la parabola del “santo bevitore”, figura che oscilla tra ironia e tenerezza, leggerezza e vertigine esistenziale.


“Vino Divino” affonda le sue radici nella tradizione del racconto popolare orale, recuperando atmosfere, usanze e linguaggi di un’Italia rurale e contadina di cui oggi sopravvivono solo le memorie tramandate. Attraverso il filo conduttore del vino – con il suo carico di storia, convivialità e simboli – lo spettacolo porta gli spettatori a rivivere emozioni di vita semplice e poetica, tra osterie fumose, vigne al tramonto e tavolate che uniscono generazioni.
Il testo, pubblicato nel 2005 dalla Mongolfiera Editrice di Sibari, è approdato a Turi dopo una lunga vita di scena iniziata nel 2001 al Festival di Corciano (PG) e proseguita a Viterbo con oltre tre mesi di repliche ininterrotte, fino alle tappe romane al teatro “Allo Scalo” e alle più di 500 serate in tutta Italia. Grazie alla sua struttura flessibile, “Vino Divino” è stato ospitato in cantine, enoteche, musei del vino, chiostri, ristoranti e vigne, confermandosi un format capace di dialogare con il mondo dell’enogastronomia e del turismo del gusto; a Turi, lo spazio raccolto di Palazzo Cozzolongo ha esaltato questa vocazione, trasformando i circa 60 minuti di spettacolo in una vera degustazione emotiva.


Nel finale, i saluti del presidente onorario Dott. Emanuele Ventura hanno ribadito l’importanza di intrecciare teatro, territorio ed eccellenze enologiche, facendo di appuntamenti come questo un tassello del percorso di valorizzazione culturale della città. “Vino Divino” lascia così in chi vi ha assistito il retrogusto persistente di un teatro che sa essere popolare senza rinunciare alla poesia, capace di ricordare che un calice condiviso può diventare, almeno per una sera, una piccola forma di resistenza alla solitudine.


