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“I Genocidi di ieri e di oggi nel mondo”

Mino Miale tra i relatori dell’incontro conclusivo della rassegna sul “Mese delle Memorie”, organizzata dall’associazione Stargate in collaborazione con il Club per l’UNESCO di Bisceglie

L’incontro “I Genocidi di ieri e di oggi nel mondo. Il fil rouge invisibile della follia dell’Uomo” ha concluso, mercoledì 25 febbraio, negli spazi dell’associazione barese Gabriel, il Mese delle Memorie promosso dalla STARGATE Universal Service.

La rassegna, giunta alla quinta edizione, nasce su iniziativa della presidente Mariella Ragnini de Sirianna con un obiettivo preciso: la memoria non è ritualità commemorativa o esercizio retorico, ma dovere civile, imperativo etico e politico. Conoscere i genocidi del passato significa dotarsi degli strumenti critici per riconoscere i segnali che precedono le derive dell’odio, contrastare l’antisemitismo e le nuove forme di intolleranza, educare le giovani generazioni alla tutela dei diritti umani, della libertà e della dignità della persona.

Da sinistra: il prof. Nicola Cutino, Mino Miale, la presidente Ragnini de Sirianna e il giornalista Enrico Tedeschi

Il seminario si è aperto con i saluti istituzionali della presidente Ragnini, il Saluto alle Bandiere e gli interventi delle autorità presenti. Sono intervenuti, tra gli altri, Antonella Daloiso (presidente Associazione Gabriel), Pietro Bello (presidente Club per l’UNESCO di Bari) e Pina Catino (presidente Club per l’UNESCO di Bisceglie), sottolineando il valore fondativo del Preambolo dell’Atto Costitutivo dell’UNESCO: «Poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace».
Un richiamo che, come cornice intellettuale dell’intero incontro, ha rimarcato la missione principe dell’UNESCO, nata all’indomani delle tragedie belliche del Novecento: la pace come costruzione culturale e responsabilità educativa permanente, fondata sulla conoscenza, sul dialogo tra i popoli e sulla cooperazione internazionale.

Il dibattito ha assunto una prospettiva multidisciplinare. Storici, studiosi, rappresentanti di associazioni, teologi e giornalisti hanno affrontato il tema dei genocidi lungo un arco temporale che va dalle tragedie del secolo scorso fino agli scenari contemporanei. La riflessione ha intrecciato analisi storica e lettura geopolitica, interrogandosi sui meccanismi che rendono possibile il ripetersi della violenza sistematica contro i popoli.
A scandire i momenti di approfondimento, il segmento “Musica & Parole”, con letture recitate a cura di Gimmy Marcantonio, Francesco Paola Lepore e Vito Sciacovelli, accompagnati alla chitarra da Carlo Stragapede.

Mino Miale: “Servono anticorpi culturali contro l’indifferenza”

Particolarmente incisivo l’intervento di Mino Miale che ha citato la figura di San Bernardo di Chiaravalle, in qualità di oblato secolare cistercense: «Il Santo, mediatore diplomatico nei conflitti ecclesiastici e politici, in pieno periodo medievale, viaggiando tra le corti continentali europee, cercò di ristabilire ordine ed equilibrio. Esercitando un’autorevolezza morale superiore, fu arbitro tra i potenti dell’epoca e con il suo Messaggio di Pace riuscì ad evitare conflitti armati».

Nel passaggio alla contemporaneità, Miale ha evocato i genocidi «più volte richiamati da Papa Francesco, spesso rimasti senza adeguata risposta da parte della comunità internazionale». Un silenzio che denuncia «la pericolosa assuefazione collettiva alla violenza e alla guerra: la tragedia dei conflitti viene squallidamente ingurgitata, in una quotidianità sciatta e narcotizzata».

In processione i Poveri Cavalieri di Cristo di San Bernardo di Chiaravalle – Monastero Cistercense Madonna di Cotrino (Latriano, Brindisi)

L’excursus si è poi soffermato sull’attuale scenario internazionale: «La minaccia rappresentata dagli arsenali nucleari nelle mani delle grandi potenze, in un contesto globale segnato da fragilità ambientali e tensioni geopolitiche crescenti, minaccia la nostra Madre Terra che, in tempo di Pace, ha sempre distribuito tanta abbondanza».

«In un’epoca in cui la violenza tende a riproporsi sotto nuove forme – ha concluso Miale – coltivare coscienza storica significa costruire anticorpi culturali contro l’indifferenza. Perché, come ricorda il Preambolo dell’UNESCO, la pace si edifica prima di tutto nella mente degli uomini».

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