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L’Altare della SS.ma Trinità torna al suo antico splendore nella Chiesa Madre

Il 5 gennaio 2026, alle ore 19:00, la comunità di Turi ha celebrato un momento di eccezionale valore storico e spirituale: la riconsegna dell’Altare della SS.ma Trinità presso la Chiesa Madre. Dopo un meticoloso intervento di recupero, questo capolavoro torna a risplendere nel suo “scrigno” originale, restituendo alla città un tassello fondamentale del suo patrimonio artistico.

Un restauro tra devozione e maestria

Le operazioni di recupero, descritte come delicate e impegnative, sono state condotte dai restauratori sotto la guida della dott.ssa Rosanna Virginia Guglielmo. Il progetto è stato reso possibile grazie al sostegno dell’associazione “Cultura e Armonia” e di Willy Green Technology, il cui impegno ha permesso di riportare alla luce le cromie originali dell’opera, considerate un vero vanto per l’intera cittadinanza. Come sottolineato da Emanuele Ventura, presidente onorario dell’associazione, il restauro non è solo un atto tecnico, ma un modo per salvaguardare la storia e l’identità collettiva.

Il gioiello di Stefano da Putignano

Il cuore dell’altare è costituito dal pregevole gruppo scultoreo in pietra policroma realizzato nel 1520 dal celebre artista rinascimentale Stefano da Putignano. L’opera raffigura la Santissima Trinità: Dio Padre è rappresentato come un vegliardo pensoso che sorregge con entrambe le braccia la Croce a cui è inchiodato il Cristo, mentre la colomba dello Spirito Santo è posta tra l’Eterno e l’apice del braccio lungo della croce.

Secondo la studiosa Clara Gelao, l’iconografia richiama modelli di natura veneta e nordica, spiegabili attraverso i fitti scambi commerciali che legavano la Puglia alla “Serenissima”. Intorno a questo nucleo centrale si sviluppa una sontuosa “macchina” in legno policromo del 1741, commissionata dai fratelli De Pau(lo) per rinnovare il prestigio della loro casata e onorare la devozione ai Santi Martiri Vito e Lucia, le cui effigi in stile bizantino ornano le nicchie laterali.

Un dono per la comunità

L’arciprete don Luciano Rotolo ha evidenziato come il ritorno dell’opera rappresenti una rinascita non solo della materia, ma anche della spiritualità e del senso di appartenenza della comunità turese. L’altare, situato nella cappella edificata originariamente nel 1506 per volere di don Vito De Pau(lo), torna a essere una “strada privilegiata” per contemplare l’arte e la fede.

Alla cerimonia di inaugurazione sono intervenute le autorità religiose e civili, tra cui il Vescovo della Diocesi di Conversano-Monopoli, S. Ecc.za Rev.ma Mons. Giuseppe Favale e la dott.ssa Valentina Gaudio rappresentante della Soprintendenza Città Metropolitana di Bari.

Il ritorno di quest’opera d’arte alla sua bellezza originaria è come il risveglio di una memoria antica che torna a parlare con colori vividi, agendo da ponte tra il talento dei maestri del passato e la devozione del presente.

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