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Max Boccasile presenta “L’arte della figura di M…”

A Palazzo Cozzolongo, tra risate, aneddoti e riflessioni sociali

Si è tenuta in un’atmosfera vibrante e ricca di spunti la presentazione dell’ultimo libro dell’attore e comico barese Max Boccasile, dal titolo eloquente “L’arte della figura di M…”. Cornice dell’evento è stato il prestigioso Palazzo Cozzolongo, sede dell’associazione “Cultura e Armonia”. Ad accompagnare l’autore in questo viaggio tra memoria, ironia e spaccati di vita vissuta è stata la giornalista Maria Liuzzi, brillante padrona di casa nel dialogare con Boccasile. Ad impreziosire l’incontro, l’intervento del Presidente Onorario, il dottor Emanuele Ventura.

Fin dalle prime battute, Boccasile ha messo in chiaro la genesi e lo scopo della sua opera: non si definisce uno scrittore puro, ma piuttosto un acuto osservatore della realtà. Il suo obiettivo principale è stato quello di “far avvicinare gente che non ha mai letto un libro, alla lettura”. Un libro che, secondo Boccasile, rappresenta “un tributo a tutti coloro che vogliono ascoltare”, in un’epoca in cui la gente parla molto ma ascolta sempre meno.

La vera benzina del suo mestiere, ha confessato, è proprio la cultura popolare e l’incontro con la gente comune per strada, ammettendo di imparare “molto di più da uno stolto sincero che da un professorone”.

Stimolato dalle domande di Maria Liuzzi, l’autore ha svelato un retroscena affascinante sulle illustrazioni del libro. Boccasile è parente del celebre Gino Boccasile, storico illustratore pubblicitario. Volendo dare un “imprinting grafico” all’opera per onorare questa eredità, Max ha scelto di realizzare le vignette utilizzando l’intelligenza artificiale. Un’impresa tutt’altro che semplice, che lo ha visto ingaggiare vere e proprie “battaglie” notturne con il software per due mesi, nel tentativo di ottenere esattamente i dettagli desiderati.

La serata ha regalato momenti di pura comicità quando il dialogo si è spostato sulla lunga carriera dell’attore nello star system locale (un termine che lui stesso ridimensiona con ironia). Boccasile ha ricordato gli esordi del duo con Carlo Maretti, propiziati dall’intuizione di Antonio Stornaiolo durante un laboratorio Zelig.

Ma è sul rapporto con lo storico radiocronista sportivo Michele Salomone che il pubblico è esploso in risate. Boccasile ha descritto gli anni di collaborazione radiofonica con Salomone come uno dei regali più belli della sua vita. Ha raccontato aneddoti esilaranti, come la fenomenale capacità del giornalista di far sparire la propria balbuzie non appena si accende il microfono della diretta radiofonica, entrando in una sorta di “trance” magica. Non sono mancati i racconti di tragicomici incidenti di percorso, come quando, durante una trasmissione sul Bari, Boccasile annunciò incautamente la sconfitta del Lecce, beccandosi una fulminea gomitata in diretta dal collega per evitare incidenti diplomatici con il pubblico salentino. La Liuzzi ha poi incalzato l’autore ricordando un’epica “figura di M…”, in cui Boccasile chiese a Salomone di reggergli il gioco per coprire una “fuitina” (paragonata alla voglia improvvisa di mangiare un “formaggino” al posto della solita pasta al forno), con esiti ovviamente disastrosi.

Nonostante il tono scanzonato, l’incontro, arricchito dalle riflessioni del Dott. Emanuele Ventura, ha toccato corde molto profonde. Boccasile ha sottolineato come abbia imparato molto sulla vita dalle esperienze più semplici.

L’autore ha poi lanciato una forte critica alla deriva dell’eccessivo “politicamente corretto” della società odierna, in cui “non si può dire più niente” e si rischia di essere accusati di body shaming anche solo per un saluto. Secondo Boccasile, creare una finta “campana di vetro” per tutelare determinate categorie non fa che isolarle; al contrario, le persone non andrebbero iper-protette, ma “aiutate a difendersi da una società malata”, fornendo loro gli strumenti (metaforici e caratteriali) per affrontare chi manca di rispetto.

L’evento a Palazzo Cozzolongo si è chiuso tra gli applausi, confermando “L’arte della figura di M…” non solo come un compendio di gag, ma come un ritratto sincero, a tratti crudo e profondamente umano, di un artista che non smette mai di osservare la vita reale.

Maria Pia Iurlaro

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