Turi, il Colonnello Carlo Calcagni si racconta: “Mai arrendersi”
Una riflessione sulle conseguenze dei conflitti e sulla necessità di costruire una pace giusta e duratura
Doppio appuntamento con gli studenti e la cittadinanza per il militare e campione paralimpico. Al centro, la missione nei Balcani, le conseguenze sulla salute e una testimonianza che richiama al valore della dignità e della pace.
Una testimonianza di vita che intreccia servizio allo Stato, sofferenza e determinazione. È quella offerta a Turi dal Colonnello Carlo Calcagni, Ufficiale del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano, Vittima del Dovere, atleta della Nazionale italiana di atletica paralimpica e campione del mondo, protagonista di una giornata articolata in due incontri dedicati alla sua storia e al libro autobiografico Mai arrendersi.
La mattinata, nell’Auditorium comunale “Giovanni Maria Sabino”, ha coinvolto gli studenti delle scuole cittadine in un confronto sui valori del sacrificio, della responsabilità e della resilienza. Attraverso la propria esperienza, Calcagni ha invitato i ragazzi a non considerare le difficoltà come ostacoli insuperabili, ma ad affrontarle con consapevolezza e determinazione.
Il sindaco Giuseppe De Tomaso ha evidenziato il valore educativo di una vicenda personale capace di diventare un esempio per le nuove generazioni.
In serata, il dialogo con la cittadinanza è proseguito attraverso la presentazione del libro, condotta dalla dirigente scolastica Giusy Caldararo.
Nel racconto del Colonnello sono riemersi i ricordi della missione di pace in Bosnia ed Erzegovina, svolta nel 1996, e le gravi conseguenze sulla salute che ne hanno segnato il percorso successivo. Una vicenda dolorosa, affrontata senza nascondere la sofferenza e la battaglia per ottenere verità e giustizia.
Dal militare al pilota, fino all’atleta paralimpico, il racconto ha restituito il profilo di un uomo legato profondamente alla famiglia, ai figli e al senso del dovere. Particolarmente toccante la condivisione di alcuni pensieri scritti durante le notti insonni e dedicati ai figli e ai giovani, passaggio che ha conferito alla serata un tono intimo e partecipato.
La testimonianza si è così trasformata in una riflessione più ampia sulle conseguenze dei conflitti e sulla necessità di costruire una pace giusta e duratura. Un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a conoscere il passato per comprendere il valore della vita, della dignità umana e della responsabilità collettiva.
Un ringraziamento è stato rivolto al sindaco e all’Amministrazione per il patrocinio e sostegno, a Giusy Caldararo per la qualità del dialogo, a Giuseppe Bruno per le letture e alla Sezione di Adelfia dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia per il supporto logistico e organizzativo.
Due appuntamenti e un messaggio comune: Mai arrendersi non significa ignorare il dolore, ma trovare la forza di affrontarlo e continuare a testimoniare, affinché la memoria delle ferite della guerra diventi un impegno concreto per la pace.










