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“Se Ulisse arrivasse oggi”

Presentata a Palazzo Cozzolongo l’ultima fatica letteraria della docente e scrittrice Rosa De Leonardis

Nella suggestiva atmosfera di Palazzo Cozzolongo a Turi, tra le mura finemente restaurate di un’antica dimora storica che ha aperto le sue porte a un pubblico attento ed eterogeneo, l’associazione “Cultura&Armonia” ha promosso la presentazione del volume Se Ulisse arrivasse oggi, ultima fatica letteraria della docente e scrittrice Rosa De Leonardis. L’evento, svoltosi venerdì 2 ottobre ha trasformato la sala in un presidio di dibattito socioculturale, mettendo a confronto il mondo dell’istruzione, il giornalismo e la cittadinanza su un tema fondamentale: la capacità dei miti classici di orientare le giovani generazioni e gli adulti nell’era della disintermediazione digitale.

A dare il via ai lavori è stato il Presidente Onorario, il Dott. Emanuele Ventura che ha voluto spogliare il mito di Ulisse da ogni orpello meramente nozionistico per tradurlo in una potente metafora civile. Il “ritorno a casa” dell’eroe omerico non deve rappresentare un ripiegamento nostalgico, bensì un richiamo etico al senso di responsabilità verso la propria comunità: non si tratta di tessere e disfare una tela nell’attesa passiva, ma di adoperarsi attivamente per ricucire i punti di una società lacerata.
“Il mio senso del titolo sarebbe bello tornare a casa nostra non a fare e disfare una tela, così come Penelope faceva, però oggi abbiamo bisogno di ricostruire una società, una società ingiusta verso i diritti e verso i doveri dei cittadini, una società che tutti, perché è l’obbligo che abbiamo per le generazioni che vedranno, far sì che Ulisse rappresenti il ritorno a casa in un momento complessivo della nostra vita.”

L’analisi critica della Prof.ssa Rosanna Palmisano, già docente di lettere e Presidente dell’Università della Terza Età (UTE), ha tracciato con finezza filologica le tappe dell’evoluzione del mito di Ulisse. L’eroe si trasforma nel tempo: dal viaggiatore omerico spinto dal nostos (il ritorno) al ricercatore inesausto di Dante Alighieri nel Canto XXVI dell’Inferno (“fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”), fino alla scomposizione dell’uomo moderno operata da James Joyce e alla sensibilità intima e malinconica di Umberto Saba.

Nel tratteggiare il profilo dell’autrice, la Prof.ssa Palmisano ha evidenziato un’affinità d’intenti e un bagaglio professionale eclettico, capace di fondere il rigore pedagogico con la sensibilità artistica e musicale.
Nel serrato dialogo condotto dal giornalista Nicola Natale con l’autrice, è emersa la genesi didattica dell’opera. Rosa De Leonardis ha raccontato come l’idea del libro sia nata spontaneamente tra i banchi di prima media. Se in un primo momento gli studenti dodicenni tendono ad affascinarsi per l’eroe guerriero Achille, giovane, prestante e muscolare, è solo attraverso una mediazione pedagogica condotta “a piccoli sorsi” che imparano a scoprire e ad amare la complessa umanità di Ulisse.

Durante il dibattito, la Prof.ssa Palmisano e Nicola Natale hanno fatto notare un dettaglio fondamentale del racconto mitico: la scelta iniziale di Ulisse di farsi credere pazzo pur di evitare di partire per la guerra di Troia. Questa postura contraria al conflitto rappresenta un potente anticorpo educativo di fronte alla costante “propaganda bellicista” a cui i giovanissimi sono oggi esposti attraverso la fruizione passiva di certi videogiochi.
Nel romanzo, Ulisse viene catapultato da un prodigio su una spiaggia dello Ionio e viene accompagnato da Marcello, un adolescente odierno che gli fa da guida nel XXI secolo. Emblematica è la scena dell’arrivo dell’eroe in una piazza cittadina contemporanea: Ulisse resta sbalordito nello scorgere una moltitudine di persone che corrono freneticamente, senza salutarsi, incapaci di dialogare e di guardarsi negli occhi.

Un passaggio di profonda densità concettuale ha riguardato la figura di Penelope. Rosa De Leonardis scardina la visione tradizionale della donna consegnata dalla storiografia classica: non più la regina dimessa, prigioniera del telaio a Itaca nell’attesa interminabile che il marito-re torni a conferirle identità e ruolo sociale, bensì una “Penelope rovesciata”.
La figura femminile proposta dall’autrice si incarna in una giovane donna moderna, pronta a prendere in mano la propria vita. Questa immagine si rispecchia anche nella riflessione evocata dal giornalista Nicola Natale su Spatriati, il romanzo di Mario Desiati vincitore del Premio Strega, in cui i giovani pugliesi rivendicano il diritto insindacabile di cercare e costruire il proprio destino ovunque si trovi la loro strada, rifiutando l’immobilità coatta.
“Penelope oggi avrebbe lo zaino in spalla e partirebbe e direbbe: ‘Io la storia la scrivo da me, la scrivo da sola, io non ho bisogno di aspettare, io sono qualcuno, non sono la metà di qualcuno, io sono un intero’. […] Pensate a voi, pensate a realizzarvi, pensate a essere voi stesse anche sole, lontano da qualcuno, dovete principalmente contare su voi stesse, poi viene tutto il resto.”

Il dibattito si è poi allargato a una delle piaghe più dolorose della Puglia e dell’intero Mezzogiorno: l’emigrazione giovanile e la cosiddetta fuga dei cervelli. Se Ulisse viaggiava con la costante bussola del ritorno verso la patria, i giovani pugliesi che lasciano i piccoli comuni dell’entroterra per studiare o lavorare al Nord e all’estero vivono spesso un’assenza di prospettive che trasforma la partenza in un esilio senza appello.
Rosa De Leonardis ha respinto con energia lo stereotipo secondo cui i giovani del Sud decidano di iscriversi all’università solo come “ripiego” o “parcheggio” in assenza di posti di lavoro in fabbrica. Al contrario, l’autrice ha rivendicato con orgoglio il fatto che il Sud Italia rappresenti da sempre una culla autentica di cultura e sapienza, dove le elevate percentuali di laureati testimoniano un desiderio profondo di auto-miglioramento e conoscenza.

In sede di conclusione, Nicola Natale ha allargato lo sguardo al panorama tecnologico contemporaneo, dominato dall’infodemia, dalla manipolazione delle notizie e dal rapidissimo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Il giornalista ha condiviso con la platea un inquietante aneddoto di cronaca tecnologica: l’episodio di un gruppo di “agenti software” dotati di intelligenza artificiale che, coordinandosi in modo del tutto autonomo su un server poco utilizzato, hanno iniziato ad eseguire azioni non previste dal programma e non impartite dai programmatori umani.

Di fronte a un mondo in cui gli algoritmi mostrano derive imprevedibili e in cui l’illusione di sapere tutto in cinque minuti grazie a uno schermo genera la trappola della superficialità, la lezione dei classici si conferma l’unica vera difesa della mente umana. L’itinerario tratteggiato nel volume da Omero a Dante, passando per Joyce e Saba, dimostra che la curiosità, il dubbio metodico e la capacità di porsi domande restano virtù insostituibili. La serata di Palazzo Cozzolongo si è chiusa lasciando al pubblico un messaggio chiaro e fecondo: nell’era degli algoritmi e dell’accelerazione digitale, la lentezza della lettura e la profondità dei miti greci rappresentano il nostro presidio più saldo per restare uomini liberi.

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