“Pépa e il grande salto”
Una favola per adulti che parla di paura, coraggio e libertà
Non una semplice presentazione letteraria, ma un viaggio nell’interiorità umana attraverso il linguaggio della favola. È quanto ha offerto la serata organizzata dall’Associazione Cultura & Armonia presso Palazzo Cozzolongo, cornice suggestiva per la presentazione di “Pépa e il grande salto”, opera prima di Maria Pia Leone, attrice, scrittrice e insegnante di recitazione
Il pubblico presente ha potuto assistere a una lettura curata direttamente dall’autrice, che ha saputo trasformare la serata in un momento di partecipazione autentica, dove la parola scritta ha preso vita attraverso la voce e il corpo di chi quella storia l’ha immaginata e vissuta prima ancora di metterla su carta. A moderare l’incontro è stata Mariangela Agliata, che ha saputo guidare il dialogo con l’autrice con sensibilità e profondità, aprendo spazi di riflessione sul valore della narrazione e sul coraggio di dare voce alle proprie storie.
Nonostante la forma fiabesca e il linguaggio accessibile proprio della narrativa per l’infanzia, “Pépa e il grande salto” si rivolge con forza al lettore adulto. La storia del passerotto Pépa non è una fuga dalla realtà, ma come ha sottolineato la stessa Leone durante la presentazione è un invito a ritrovare la parte più autentica di sé, scegliendo la delicatezza in un mondo spesso dominato dal cinismo.

Al centro della narrazione c’è un sentimento universale: la paura. Lo scontro tra la piccola Pépa e l’ombra minacciosa del Gatto Felino si trasforma in metafora delle insicurezze che bloccano e paralizzano, soprattutto nell’età adulta. Un tema che, lontano da facili moralismi, viene esplorato con la profondità e la libertà che solo la favola sa garantire. Per l’autrice, la favola non è un’illusione, ma lo specchio più fedele dell’umanità, capace di esplorare senza filtri le emozioni umane in tutta la loro complessità, portando alla luce sia i sentimenti nobili come la gentilezza, sia la nostra “ombra” interiore.
A ispirare questa passione per la narrazione è stata l’infanzia dell’autrice, segnata dai racconti dello zio Giovanni, narratore capace di incantare l’uditorio. Un seme piantato decenni fa, germogliato in un libro che porta con sé anche due dediche significative: alla figlia dell’autrice, affinché possa respirare il potere delle favole, e a Maria Antonietta Bochicchio Altieri, sua “maestra di vita” che ha infuso all’autrice il coraggio di pubblicare, ponendole una domanda semplice e decisiva: «Da chi dipende?»

Un capitolo a parte merita il lavoro illustrativo di Marilena Paternoster, che ha accompagnato la genesi del libro con una ricerca visiva lunga e meticolosa, sviluppata interamente durante il periodo della pandemia. Il personaggio più complesso da definire è stato quello di Savia, la saggia maestra dei piccoli piumati: decine di bozzetti prima di arrivare a una figura dai colori pastello, con un ciuffo giallo a simboleggiare illuminazione e razionalità, e uno sguardo che unisce dolcezza e fermezza. L’ autrice ha espresso un vivo ringraziamento anche a Francesco Cassano che ha curato le musiche al pianoforte interpretando in note l’anima del racconto stesso.
Persino la postura è stata studiata per trasmettere un messaggio preciso: l’importanza di accogliere per poi lasciar andare.
In un’epoca satura di distrazioni e informazioni frenetiche, la serata di Palazzo Cozzolongo ha ricordato ai presenti che riconnettersi con il proprio “bambino interiore” non significa negare la maturità. Al contrario, è un atto profondamente rivoluzionario: mantenere vivo il bisogno umano di incanto, di silenzio, di storia.
Un messaggio che, attraverso le ali di un piccolo passerotto di nome Pépa, è arrivato dritto al cuore del pubblico.
Maria Pia Iurlaro

