Ritorna a splendere la “Madonna del Latte”
L’inedito titolo “Virgo lactans” per la tela recentemente restaurata nella Chiesa Matrice
Lo scorso maggio, la Chiesa Madre ha celebrato la conclusione del restauro del dipinto seicentesco “Madonna con Bambino in Gloria e Santi”. L’intervento conservativo è stato finanziato dal Rotary Club di Putignano “Grotte e Trulli”, a seguito della segnalazione di Stefano De Carolis che – grazie a un meticoloso lavoro di ricerca archivistica – ha curato la catalogazione della tela, dando alla stessa per la prima volta l’inedita titolazione di Madonna del Latte (Virgo lactans), che si affianca a quella già catalogata di “Madonna in Gloria”.

La testimonianza di don Luciano Rotolo
«La Chiesa Madre di Turi custodisce delle tele meravigliose. Una di queste, raffigura i Santi Fabiano e Sebastiano sormontati dall’immagine della Vergine Maria, dipinta nell’atto di allattamento di suo figlio Gesù.
Questa tela – come le altre due custodite nella sacrestia – si presentava in condizioni alquanto compromesse. In particolare, le criticità riguardavano il fatto che questa risultasse incollata ad una base lignea; inoltre le sostanze utilizzate in passato per conservarla o restaurarla, a distanza di anni, avevano creato una sorta di patina giallastra, che purtroppo occultava alla vista importanti elementi e particolari.
Il carissimo Stefano De Carolis, da sempre attento – sia per professione ma, soprattutto, per passione – alla preservazione e al recupero delle testimonianze storiche e artistiche della nostra città, aveva da tempo notato e segnalato la necessità di intervenire.
Purtroppo la possibilità di realizzare un restauro risulta sempre condizionata dalle ristrettezze economiche con cui ogni parrocchia si confronta e, per questo motivo, la segnalazione non poteva essere presa in considerazione».
L’intervento del Rotary Club di Putignano
«Alla fine, però, questo problema è stato risolto, ancora una volta, dal buon Stefano De Carolis. Infatti – prosegue don Luciano – agli inizi dell’anno 2025 mi comunicò, con incontenibile gioia, che aveva trovato delle persone disponibili a finanziare i lavori. Si trattava del Rotary Club (delle Grotte e dei Trulli – Putignano) che, soprattutto nella persona della dott. Angela Alberotanza che l’aveva recentemente presieduto, aveva espresso la volontà di contribuire fattivamente al recupero di una importante opera d’arte, appartenente al nostro patrimonio cittadino.
Attivato immediatamente l’iter per la presentazione del progetto di restauro (curato dalla dott. Rosanna Guglielmo a cui era stato affidato l’impegno), dopo l’ottenimento del parere favorevole da parte della Commissione Diocesana di Arte Sacra e, successivamente, della Soprintendenza alle Belle Arti della Città Metropolitana di Bari, i lavori sono iniziati nel mese di aprile 2025.
La tela è stata quindi imballata e trasportata, sempre secondo le direttive della Soprintendenza, a Bari presso il laboratorio della dott. Guglielmo.
A distanza di un anno, finalmente, i delicati e complessi lavori di restauro erano terminati».
Il “ritorno” nella Cappella di Sant’Oronzo
«In occasione del rientro della tela – aggiunge l’Arciprete della Chiesa Madre – sia De Carolis che altre voci turesi attente alla storia, hanno voluto esprimere la proposta di collocare la tela nella sua originaria posizione, cioè nella Cappella di S. Oronzo.
Questa Cappella della Chiesa Madre, infatti, un tempo era intitolata proprio ai Santi Fabiano e Sebastiano proprio a motivo della suddetta tela.
Ottenuto il parere favorevole da parte della Soprintendenza, la tela è stata quindi riportata a Turi e affissa nella sua antica collocazione cioè presso l’attuale Cappella di S. Oronzo.
La sera del 14 maggio 2026, durante una partecipata serata di presentazione, la tela è stata quindi scoperta e restituita in tutta la sua bellezza, alla devozione e al patrimonio storico – culturale della città di Turi».

L’attribuzione al pittore bitontino Gliri
«La tela risulta attualmente opera di autore ignoto. Alla sua base è dipinto uno stemma cavalleresco (ritornato alla luce proprio grazie ai restauri) attribuito all’antica famiglia Lezzi, titolari del Beneficio un tempo legato alla Cappella.
In considerazione dei tratti pittorici e di altri particolari presenti, Stefano De Carolis ha avanzato l’ipotesi che questa tela sia stata dipinta dal pittore bitontino Gliri. Ipotesi che attualmente viene ripresa e sostenuta da tantissimi esperti di arte. Inoltre ha voluto sottolineare le peculiarità della Vergine, ritratta nell’atto materno dell’allattamento, definendo la nostra tela come una vera e propria “Virgo lactans”» – chiosa don Luciano.

Le ricerche archivistiche
«Il complesso restauro, oltre a restituirci i colori originali, ci ha fatto un dono inaspettato. Nella parte inferiore della tela – spiega Stefano de Carolis – è riapparso un piccolo stemma araldico».
«Le ricerche archivistiche che ho condotto, in seguito al ritrovamento di un manoscritto della prima metà del Seicento, mi hanno permesso di confermare un’ipotesi affascinante: lo stemma appartiene all’antica famiglia Lezzi di Turi, committente del dipinto stesso. I documenti citano esplicitamente la loro cappella nella Chiesa Matrice di Turi, fondata sotto il titolo di San Sebastiano martire. Cappella, nel tempo consacrata prima a San Giuseppe e successivamente a Sant’Oronzo, dove la tela è ritornata dopo una valutazione della Soprintendenza competente».

La descrizione della tela di Stefano de Carolis
Lo stesso de Carolis ci offre una puntuale descrizione del dipinto, soffermandosi sulla raffigurazione della “Virgo lactans”, dei Santi Fabiano e Sebastiano e delle due donne che si notano sullo sfondo della tela:

«La pala d’altare, tornata all’antico splendore, è opera di ignoto pittore pugliese del XVII secolo; secondo una mia attribuzione potrebbe essere del pittore bitontino Nicola Gliri, un olio su tela che raffigura Maria col Bambino Gesù in gloria, assisa su un trono di nembi, e nella parte inferiore i Santi Fabiano Papa (20° Pontefice della Chiesa Cattolica) e Sebastiano, entrambi martiri del III secolo, contornati da angeli e cherubini.
L’intervento di restauro ha restituito alla pala la sua piena leggibilità, consentendo di coglierne il messaggio teologico attraverso i dettagli, prima impercettibili.
La Vergine Maria è rappresentata nel doppio aspetto di Madonna del Latte (Virgo lactans), antica iconografia mariana, e di Madonna in Gloria, secondo un’impostazione figurativa che si afferma a partire dal Cinquecento.
Maria è raffigurata con un seno scoperto, richiamando l’atto della lactatio: le gocce che promanano dal seno verso i due Santi rappresentano simbolicamente il nutrimento spirituale e la grazia che, per intercessione della Vergine, giungono ai sui figli. La lactatio, infatti, ha assunto un significato spirituale, correlato ai Santi che hanno praticato una speciale devozione nei suoi confronti.

San Fabiano appare canuto e scarno, in abiti pontificali, benedicente con la mano destra, mentre con la sinistra sorregge il libro rosso che allude al Vangelo. Gli attributi caratterizzanti sono la tiara nella foggia del “triregno” – indicativa del triplice potere temporale, spirituale e celestiale – e la croce a tripla traversa, elementi tipici dell’iconografia dei pontefici».
Il martire San Sebastiano è raffigurato, come di consueto, nel momento del martirio, trafitto dalle frecce. Si possono notare sullo sfondo della tela due figure femminili: la nobile Santa Irene e Lucina.
Irene, la nobile cristiana che curò nel suo palazzo San Sebastiano, mostra un vasetto di medicamenti tra le mani; Lucina, che, secondo le fonti della tradizione, si occupò della sepoltura del Santo dopo il martirio, diventa emblema della pietà cristiana.
Infine, si noti che lo sguardo della Madonna e del bambino Gesù è rivolto verso San Sebastiano, a testimoniare che il pittore ha rispettato la volontà della famiglia committente».

