Culturaprimo piano

Tra Dante, selfie e Nani sulle Spalle dei Giganti

La lezione “Pop” di Trifone Gargano

Si è conclusa con una scoppiettante e profonda riflessione sulla letteratura la stagione della rassegna culturale “Sottosopra – Quando tutto trova eco”. Presso il suggestivo Palazzo Cozzolongo, per l’ultimo appuntamento del filone “Il Commosso Viaggiatore”, è andato in scena l’incontro intitolato “L’umanesimo come ideologia e passione – Nani sulle spalle dei giganti”.

Dopo i saluti istituzionali del Dott. Emanuele Ventura, l’incontro è stato interamente dominato dal Professor Trifone Gargano, noto per il suo stile divulgativo che mescola il rigore accademico alla più sfrontata provocazione intellettuale. Un incontro che, come sottolineato dagli organizzatori, ha dimostrato come “dalla provocazione viene fuori la buona educazione” e un’arte del pensiero capace di decostruire e ricostruire i miti letterari.

Il cuore dell’intervento di Gargano è stato la presentazione del suo ultimo libro, un’intervista-saggio dedicata a Francesco Tateo, suo storico maestro e professore emerito. A 95 anni, Tateo è descritto da Gargano come una figura ancora intellettualmente vivissima e uno dei massimi esperti mondiali dell’umanesimo meridionale (avendo riscoperto figure come Pontano e Galateo). Gargano ha definito il suo lavoro un vero e proprio “atto d’amore” verso l’uomo che ha segnato la sua vita accademica fin dalla primissima lezione universitaria. In quell’occasione, invece di snocciolare freddi dati sui crediti e sugli sbocchi lavorativi, Tateo affascinò le matricole parlando della “Casa Giocosa” di Vittorino da Feltre del 1423, insegnando che l’apprendimento passa attraverso il gioco e il fascino.

Il fulcro teorico della serata è stata la riabilitazione dell’Umanesimo, un periodo storico che la scuola spesso “zompa” (salta a piè pari), considerandolo a torto un secolo vuoto di poesia a causa del ritorno al latino. Al contrario, Gargano ha rivendicato con forza che l’Umanesimo italiano ha anticipato l’Illuminismo di tre secoli.

È stata l’epoca della filologia intesa come strumento di verità e di rottura dei dogmi, incarnata da umanisti come Lorenzo Valla che smascherò la falsa Donazione di Costantino analizzando rigorosamente la lingua del documento. Questo atteggiamento, secondo Gargano, deve essere applicato anche alla vita quotidiana: “ciò che mi dici tu, d’accordo, me lo fai leggere dove sta scritto… questo è l’abito mentale del filologo”, ha affermato.

Da qui il concetto dei “nani sulle spalle dei giganti”: noi moderni possiamo guardare più lontano solo perché ci poggiamo sull’immensa cultura, esperienza e competenza degli antichi.

La cifra stilistica di Gargano, che lui stesso definisce “il sale della terra”, è quella di contaminare l’antico con il moderno. Durante l’incontro, il professore ha tracciato parallelismi arditi ma efficacissimi:

I Tweet di Dante: Gargano ha dimostrato come Dante Alighieri fosse un maestro della sintesi estrema. La celebre terzina “Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ché la diritta via era smarrita” è composta da soli 115 caratteri, spazi inclusi. Dante, dunque, anticipava la scrittura veloce e concisa ben prima dei limiti dei moderni social network.

La Flipped Classroom di Beatrice: anche metodologie americane moderne come la “Flipped Classroom” (la classe capovolta) trovano, secondo Gargano, le loro radici in Dante. Nel Paradiso, di fronte ai dubbi sulle macchie lunari, Beatrice non dà subito la risposta, ma interroga Dante chiedendogli: “E tu da te che ne pensi?”, stimolando il suo pensiero critico.

Il Selfie come Ricerca dell’Io: lontano dal condannare il moderno narcisismo, Gargano ha paragonato i selfie e i loghi aziendali alle raccolte di emblemi rinascimentali, come l’Iconologia di Cesare Ripa. Il selfie non è solo vanità, ma è “la ricerca precaria, costante, quotidiana del proprio io, di come io mi vedo e di come io voglio che gli altri mi vedano”.

Non è mancata una dura stoccata alla scuola di oggi, accusata di avere una parte burocratica “ipertroficamente cresciuta” che sottrae energie vitali agli insegnanti. Secondo Gargano e Tateo, il professore deve tornare a essere un “magister”, una guida capace di leggere la poesia ad alta voce per trasmetterne la musicalità e di incantare gli studenti, emozionandoli per spingerli all’approfondimento.

La conferenza è stata costellata di momenti di grande ilarità, come ad esempio. il racconto surreale del suo isolamento senza Wi-Fi in una “celletta” medievale dell’Abbazia di Montecassino.

La rassegna “Sottosopra” chiude i battenti fino al prossimo ottobre, ma lascia in eredità al pubblico di Turi un messaggio chiaro: la letteratura non è polvere da museo, ma una lente formidabile e attualissima per decifrare il nostro caotico presente.

Maria Pia Iurlaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *